Caro Paolo,
mi chiamo Pinuccio, ho 43 anni e sono di Casarano, provincia di Lecce. In questo periodo non svolgo alcuna attività lavorativa perché dal 16 marzo scorso sono in C.I.G.O. La società per la quale ho lavorato negli ultimi 17 anni ha deciso dall’oggi al domani, senza nessun preavviso e senza alcuna spiegazione che non servivo più. E’ dura, ma spero di venirne fuori quanto prima. Mancano pochi giorni all’anniversario della strage di via D’Amelio e ho sentito il bisogno di scriverti questa lettera. Quando il 19 luglio del1992, tu e gli uomini della tua scorta foste brutalmente uccisi io avevo 26 anni ed ero preso, insieme alla mia fidanzata Paola che poi sarebbe divenuta mia moglie, dai preparativi del nostro matrimonio. Era una tipica giornata di luglio, di caldo afoso. Ci accingevamo a programmare il fine settimana al mare con un’altra coppia di amici. Alla notizia dell’attentato rimasi impietrito e visibilmente scosso poiché non era passato molto tempo dall’altro tragico attentato di Capaci che segnò la morte di un altro valoroso servitore dello stato, il tuo fraterno amico Giovanni Falcone, trucidato anch’egli insieme agli uomini della sua scorta. Mai come in quegli istanti pensai che era finita. Lo Stato sconfitto dalla mafia, una mattanza senza fine. Prima Giovanni poi tu. Col passare degli anni si è rafforzata in me la consapevolezza che altri uomini, altri eroi avrebbero preso il testimone in mano. Oggi penso soprattutto a giovani come De Magistris e Ingroia, oppure al veterano Scarpinato, ma ce ne stanno tanti altri. Vedi caro Paolo, la mia più grande preoccupazione è rivolta verso le nuove generazioni. Sapranno essere all’altezza della situazione? Riusciremo a formare giudici con la schiena dritta che non saranno asserviti alle logiche di potere o peggio alle logiche dell’antistato? Perché all’orizzonte io non scorgo nulla di buono; vedo intorno a me una società che prende a modello calciatori e veline, isole dei pseudo famosi e grandi fratelli. Ragazzi stereotipati e omologati in un unico meccanismo, giovani senza ideali alla ricerca del momento di notorietà, del breve momento di gloria, se pur effimero. Dimenticavo di dirti che ho un figlio di quasi 15 anni, che il mio più grande sogno, se le forze me lo permetteranno, sarà quello di vederlo un domani studiare legge. Quegli studi universitari che io per vari motivi non ho potuto intraprendere. Si, il mio sogno è quello di vederlo nelle vesti di Giudice per servire lo Stato e non calciatore o ragazzo immagine nelle discoteche. Non sogno un figlio come Kakà o Cristiano Ronaldo, ma come Paolo Borsellino! Proprio come te! Conservo ancora gelosamente il video della tua ultima intervista da uomo della vita terrena, prima che il destino volle, se pur tragicamente, che tu passassi a miglior vita. Rispondevi alle domande del giornalista e fumavi nervosamente una sigaretta dietro l’altra, tanto da sembrare che tu le volessi mangiare e non fumare. Quasi come se quello fosse il preludio della fine imminente. E tu ne eri lucidamente consapevole! Ti saluto con affetto Paolo, sappi che c’è molta gente che ti vuole bene e che non ti ha dimenticato; soprattutto è tuo fratello Salvatore a tenere in vita e nitido il ricordo di un eroe e un martire della Repubblica Italiana.
Concludo la mia lettera con una frase di un altro grande della storia, che sicuramente tu avrai apprezzato e amato, Martin Luther King: “Sii sempre il meglio di ciò che sei…”
Con affetto
Pinuccio



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