Archivio per Settembre 2008

LONTANO DA LEI

Per chi ha voglia di vedere un bel film d’amore, io consiglierei questo ottimo lavoro cinematografico della debuttante canadese Sarah Polley. Non è la classica storia sdolcinata vista e rivista in tutte le salse. Qui gli interpreti non sono i classici ragazzini stereotipati, ma due persone adulte che hanno superato la settantina e che apparentemente invecchiano nella loro casa di campagna in maniera serena e tranquilla. Ma Fiona, interpretata dalla bellissima attrice Julie Christie, pur non essendo poi tanto “vecchia”,  inizia a perdere la memoria a causa del morbo di Halzheimer. Una struggente storia d’amore che nel contempo tratta una malattia che colpisce milioni di persone al mondo. Un film non banale, pieno di significati e di emozioni. Assolutamente da vedere. Qui di seguito un autorevole recensione del film tratta dal sito “mymovies.it

 

La trama

Sposati da 50 anni, Grant e Fiona sembrano ancora molto legati l’un l’altra e la loro vita quotidiana è piena di tenerezza e umorismo. La loro serenità sembra vacillare solo in conseguenza degli occasionali e attentamente limitati riferimenti al passato, che sembrano far trapelare che forse il loro matrimonio non è stato solo rose e fiori. La tendenza di Fiona a riferirsi sempre più spesso al passato, oltre alla sua perdita di memoria più evidente ogni giorno che passa, creano una tensione che viene però generalmente dissipata facilmente dall’uno o dall’altra. Quando i vuoti di memoria diventano più lampanti e drammatici, nessuno dei due può ignorare che Fiona sia stata colpita dal morbo d’Alzheimer. A quel punto Grant, che teme che la vita di Fiona sia in serio pericolo, intraprende quello che sarà un autentico viaggio d’abnegazione per permettere alla moglie di essere felice per l’ultima volta. È indubbiamente un film molto poetico, dai tratti delicati eppure forti, quello che ci propone alla sua prima esperienza Sarah Polley, la regia si rivela inaspettatamente oculata nel dosare luci sapienti, fotografia accurata, colori minimal eppure sempre accuratamente necessari. Le scelte d’immagini raccontano e riassumono l’intera trama, spesso e volentieri, sia nelle immagini della sciata iniziale e di quelle successive, sia in una malattia terribile, che i protagonisti tentano disperatamente di chiudere in un cassetto, come una vecchia padella. Con un intelligente dosaggio di flashback, salti in avanti e all’indietro, conditi dall’uso di pellicola d’epoca e di effetti anticati là dove serve, Polley è in grado di disegnare il lieve e terribile ritratto della solitudine della mente che ci abbandona, insieme all’amore, e di lasciare senza fiato e rapito dall’immenso dolore lo spettatore senza però stordirlo a morte. Di certo la scelta per interpretare il difficile ruolo di Fiona non poteva che cadere su Julie Christie, impeccabile in un ruolo che incorona la sua bellezza senza età e che trae dagli sguardi intensi assai di più di quanto le parole stesse, accuratamente doppiate, possano dire. Alice Munro ha fatto un reale capolavoro, traendo da un suo breve racconto questa bella sceneggiatura, curandone i dialoghi ed amandone i contenuti, tanto che molti, dopo la visione, non potranno non correre a leggere i numerosi testi citati, tra cui “Lettere dall’Islanda”, per provare le medesime sensazioni.

 

«In un paese dove Vespa passa per giornalista, io sono un’anomalia»

 

Travaglio, le sue non sono interviste, ma interrogatori.

 

«In un Paese dove Vespa passa per giornalista, chi fa domande è un’anomalia. In Italia la realtà è così drammatica che se racconti i fatti passi per fazioso: ma sono i fatti a essere faziosi. All’estero Vespa neanche lavorerebbe. Qui il massimo dissenso tollerato è il chiacchiericcio, la battutina alla Mentana. Santoro e io facciamo nomi e cognomi. E il potere ci odia».

 

Per Lerner, volete solo dimostrare che «ce l’avete più lungo».

 

«Noi ce l’abbiamo normale, sembra lungo perché gli altri ce l’hanno troppo corto. Mi spiace che a dire questo sia Gad, il migliore dopo Santoro. Ancora rivendica di avere rifiutato l’ultima vera intervista a Borsellino, nella quale – due giorni prima di Capaci – parlava di indagini sui rapporti tra Mangano, Dell’Utri e Berlusconi. Comunque, in un Paese decente, i tre tg nazionali sarebbero diretti da Lerner, Santoro e Feltri».

 

Feltri?

 

«Il fuoriclasse del giornalismo di centro-destra. Neanche difficile, ci sono solo lui e Belpietro. Con il centrosinistra al governo, un tg di Feltri lo guarderei: gli farebbe le pulci».

 

Chi va in tivù certo di avere la verità in tasca risulta antipatico.

 

«Lo dice Costanzo. Non mi sono mai posto il problema della simpatia, mi interessa che ciò che dico sia vero. Costanzo non l’ho mai capito. Appena lo nomini, la gente sbianca: ha un potere enorme, nella P2 era “maestro” e Berlusconi “apprendista muratore”. Però Costanzo ha anche rischiato la pelle per la mafia. L’attentato fu legato anche al suo “no” alla nascita di Forza Italia, ne sono convinto, ma capisco che lui non abbia voluto inoltrarsi su questo terreno».

 

Non è una tesi da nulla.

 

«Ho letto qualche tonnellata di atti giudiziari sulle stragi del ‘93. Servivano a “destabilizzare per stabilizzare”, a sollecitare la nascita di nuove forze politiche gradite alla mafia. In quei mesi Dell’Utri stava inventando Forza Italia, in stretto contatto con Mangano».

 

Cambiamo argomento. Ormai lei è il giornalista di riferimento della satira.

 

«Grillo è un comico straordinario, ma ormai fa politica dall’esterno. Sabina Guzzanti ha uno spirito civico formidabile. Luttazzi è un genio e un purista. La sua scelta, opposta a Beppe e diversa da Sabina, è di essere soltanto un satirico. Non partecipa a eventi politici per non alimentare confusioni. Tutti e tre non mediano, dicono tutto. Come se l’Italia fosse davvero una democrazia».

 

Grillo preferisce i nemici veri agli amici finti. È lo stesso per lei e Santoro?

 

«Michele ha capito troppo tardi chi sono i burocrati della sinistra. Così ha prestato la sua faccia a chi non lo meritava al Parlamento europeo, permettendo ai D’Alema di sventolare fintamente la bandiera della libertà. Per me è diverso, ho sempre ritenuto i gerarchi comunisti il peggio del peggio. Poi è arrivato Berlusconi e mi ha costretto a mutare le gerarchie. Il centro-sinistra non fa paura: fa ridere. Vuole quello che vuole Berlusconi, ma non sa realizzarlo: lui sì».

 

Oggi è dipietrista?

 

«Per colpa del “cainano” Berlusconi e dei suoi alleati, non posso votare destra. Mi accontento di votare l’unico antiberlusconiano vero, Di Pietro».

Quante querele ha collezionato?

 

«Le querele per diffamazione non fanno paura: a 44 anni sono ancora incensurato. Ma Berlusconi e i suoi fanno cause civili, vogliono soldi, puntano a rovinarti. Ho deciso di ripagarli della stessa moneta: chi mi diffama lo porto in tribunale».

 

Per Vespa è impensabile che uno come lei stia in Rai.

 

«Premesso che io faccio cinque minuti alla settimana e lui otto ore, Vespa ha ragione: se il giornalista tipo in Rai è lui, io sono incompatibile. Berlusconi non mi chiamerebbe mai “dottor Fede”. Vespa ha una strana concezione di servizio pubblico: fino al ‘93 si vantava di avere come editore di riferimento la Dc, ora serve i partiti che contano. Se Santoro viene da “Servire il popolo”, Vespa è di “Servire il popolo delle libertà”. Berlusconi ha il 60 per cento di consensi, ma da lui fa solo un milione di spettatori: appena la gente vede Vespa, scappa. Ha detto che la colpa è di King Kong: “Berlusconi contro King Kong” è come Totò contro Maciste, con tutto il rispetto per Totò».

 

Floris, almeno, le piacerà.

 

«È il “Vespino de sinistra”. Il Vespa di nuova generazione. Il Vespa restyling».

 

Ha mai pensato che lei convince i già convinti?

 

«Il mio scopo è informare, non far vincere il centro-sinistra. Mi rispettano anche gli elettori di Lega e An. Magari mi maledicono, ma mi rispettano. Quando spieghi il tema giustizia, capiscono che la sicurezza di Berlusconi è inversamente proporzionale alla loro».

 

E gli elettori di Forza Italia?

 

«Non ne vogliono sapere. Loro Berlusconi se lo meritano. Noi, un po’ meno».

 

(Intervista di Andrea Scanzi a Marco Travaglio -  La Stampa – 22/09/08)

Un paese allo (S)fascio

Famiglia cristiana ha parlato di “rigurgiti fascisti”, io direi che si tratta di veri e propri “erutti”, altrochè! La ministra dell’istruzione Gelmini viene democraticamente “contestata” durante la presentazione di un libro in un liceo di Roma. Degli agenti in borghese intervengono e “schedano” i contestatori come se si trattasse di delinquenti comuni. Invece sono insegnanti precari! Un’altra donna al governo, la Carfagna, ha deciso di fare la lotta ai clienti delle prostitute: 500 euro di multa ed il rischio dell’arresto. Questo sarà il prezzo da pagare (oltre alla “prestazione professionale”) per una scappatella. Ma il fatto più grave che ho sentito in questi giorni riguarda Sabina Guzzanti. Infatti l’hanno accusata di violazione del “trattato del laterano” e rischia 5 anni di galera per aver fatto della satira sul “Pastore tedesco”, alias Papa Ratzinger. Per i poco informati il trattato del laterano, sancito nel 1929 dal segretario di stato vaticano, cardinale Pietro Gasparri e dal capo del governo italiano, il dittatore Benito Mussolini, all’art.8 stabiliva che l’offesa al Papa “persona sacra ed inviolabile”  è punibile allo stesso modo dell’offesa al capo dello stato. Ecco perché si tratta di veri e propri “erutti” e non di “rigurgiti”. Ricapitolando: non si può contestare civilmente un ministro, non si può fare della satira sul papa, tanto meno sullo psiconano, sappiamo tutti come va a finire! Galera per chi avvicina una prostituta; esercito nei centri cittadini per combattere i clandestini; carceri all’interno degli stadi ( l’ultima esternazione demenzial-popolare fatta da Matarrese). Mancano all’appello la reintroduzione delle leggi razziali e magari il confino per i dissidenti. E poi saremmo al completo!

 

«fascisti su marte» di Corrado Guzzanti

 


 

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