SI PREGA DI PARLAR D’ALTRO

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  • di Marco Travaglio per l’Unità 

  • Da tre giorni, per esorcizzare il terrificante successo del V-Day parlando d’altro, la gran parte dei politici e dei giornali e tg al seguito si esercita intorno all’«attacco a Marco Biagi». Il primo a parlarne è stato Libero Mancuso, salvo poi rettificare: non gli è piaciuto un video sulla cosiddetta «legge Biagi» (scritta da Maroni, intestata da Berlusconi al giuslavorista dopo il suo assassinio, duramente contestata dal programma dell’Unione e da un libro di Grillo elogiato dal Quirinale). Ma le agenzie di stampa hanno continuato a ritmare le polemiche sugli «attacchi» o «insulti» o «offese a Biagi», anche se i loro inviati erano sul posto e potevano testimoniare che in 10 ore di V-Day nessuno ha mai citato «Marco Biagi» (il video, disponibile sul sito di Repubblica, parla della legge). Così la balla, rilanciata dall’«informazione» che dovrebbe stopparla, sèguita a rimbalzare di qua e di là. Immortale la faccia schifata di Francesco Giorgino mentre dice quattro parole di circostanza al Tg1 sull’iniziativa venturatamente riuscita, ansioso di passare al più presto alle cose serie, tipo festa dell’Udeur a Telese o forum di Cernobbio. Strepitoso Andrea Romano che ha trovato casa all’Einaudi di Berlusconi: sulla Stampa cita le solite «accuse a Biagi» e conclude che in un paese normale il V-Day «verrebbe recensito nelle pagine dello spettacolo» (infatti La Stampa ci apre la prima pagina). Memorabile il commento di Casini, per sua fortuna lontanissimo da piazza Maggiore: «Il V-Day è una cosa di cui vergognarsi: hanno attaccato Biagi, che andrebbe santificato». Ora, a parte il fatto che lui è uso santificare Dell’Utri, Andreotti e Cuffaro, in un paese serio qualcuno gli chiederebbe: scusi, Piercasinando, ci vuole gentilmente spiegare chi, quando e dove ha attaccato Biagi e, se non ce lo spiega vuole gentilmente scusarsi e vergognarsi lei? La leggenda metropolitana degli attacchi a Biagi ricorda quelle che han colpito altri due prìncipi della satira: Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi. Nel 2003, quando la Rai censura «Raiot», qualcuno tira fuori che Sabina ha attaccato la «razza ebraica» e un’antisemita non può lavorare in tv. Ma è vero l’opposto: Sabina ha detto che dire «razza ebraica» è antisemitismo, criticare Israele no. Una frase anti-antisemita. Ma la montatura serve a giustificare la censura parlando d’altro. Dieci giorni dopo l’Ansa informa (si fa per dire): «Pubblico imbarazzato al teatro Modena di Genova, dove Daniele Luttazzi, in veste di autore, ha messo in scena i suoi “Dialoghi platonici”: sotto accusa una scena in cui Andreotti, davanti al cadavere di Moro nella tristemente celebre Renault4, preso da eccitazione, lo denuda e lo sodomizza». Altra agenzia: «Luttazzi, sul palco, travestito da Andreotti fa atti osceni col cadavere di Moro». Quasi tutti i giornali riprendono la «notizia» senza verificarla. Il direttore del Tg2 tuona con un editoriale ad hoc: «La scena è una schifezza». Seguono fiumi di dichiarazioni di politici indignati, Bondi e Mastella in testa: altro che epurato, questo Luttazzi che sodomizza cadaveri sul palco non deve tornare mai più in tv. Piccolo particolare: né al teatro Modena né altrove, né Luttazzi né altri hanno mai sodomizzato nessuno, vivente né cadavere. La notizia è inventata di sana pianta. Stesso copione per Grillo: il 9 luglio, sul suo blog, riporta una falsa prima pagina dell’edizione bolognese del Corriere, fabbricata da chissà chi e circolante a Bologna, che lo ritrae in manette tra due carabinieri con un finto commento della vedova Calabresi. Grillo chiarisce che è un falso e rassicura i parenti di essere ancora a piede libero. Il 15 agosto, sulla prima pagina del Corriere, Pietro Ichino imputa a Grillo il falso d’autore e lo tratta come un mezzo terrorista: «Nel suo sito egli si è permesso di dileggiare Biagi, insieme a un’altra vittima del terrorismo, con una “versione satirica” del Corriere contenente il trafiletto che segue. Titolo: “Biagi come mio marito Calabresi: un martire”; testo: “Gemma Capra non ha dubbi: Bisogna smettere di insultare i servitori dello Stato. Altrimenti il rischio è che si ripeta quanto accaduto a suo marito Luigi Calabresi, ucciso solo per aver fatto prendere una boccata d’aria a Pinelli, o a Biagi, ammazzato solo per aver aiutato gl’imprenditori a sfruttare meglio i lavoratori”». Funziona così: uno fabbrica un falso su Grillo, Grillo lo smentisce e il Corriere lo attribuisce a Grillo. Sempre per parlar d’altro, s’intende.  

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