“Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini

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“Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini è un libro che ho letto un  paio di mesi fa.   A dire il vero lo avevo comprato per regalarlo a mia moglie, rimasta entusiasta in occasione di un articolo apparso su un settimanale che ne recensiva il racconto. In genere, tra le prime cose che si leggono, all’inizio di un romanzo, ci sono le biografie degli autori, la sintesi del racconto ed in alcuni casi la critica in pillole  di autorevoli riviste specializzate. Mi ha colpito molto il giudizio dato dal sito http://www.amazon.com/ che dice testualmente: “ Questo libro ha un solo difetto: lo si divora troppo in fretta”. Aveva ragione. Il romanzo è talmente avvincente e straordinario che l’ho letto in un paio di giorni o poco più. E’ la storia di un amicizia profonda tra Amir ed Hassan e lo scenario è quello di un Afganistan ai tempi dell’occupazione sovietica, successivamente “liberato” per modo di dire, dai Talebani. Se mi è consentito un personale giudizio, direi che è un romanzo propedeutico, da consigliare a tutti quelli che non riescono a leggere un libro, magari spaventati dalle 390 pagine che compongono questo romanzo. La lettura è scorrevole e “leggera”, un lessico semplice e chiaro, privo di paroloni. Insomma ci sono tutti i presupposti per leggerlo tutto. Come   al solito vi anticipo un riassunto del racconto: __ 

C’è stato un tempo in cui Kabul era una città in cui volavano gli aquiloni e in cui i bambini davano loro la caccia. Amir e Hassan hanno trascorso lì la loro infanzia felice e formavano una coppia eccezionale nei tornei cittadini di combattimenti tra aquiloni. Niente al mondo però può cambiare certi dati di fatto: l’uno pashtun, l’altro hazara; l’uno sunnita, l’altro sciita; l’uno padrone, l’altro servo. Amir, il ricco, era il pilota; Hassan, il servo, era il suo secondo. Poi però gli aquiloni non volarono più. E’ una storia di padri e figli, di amicizia e tradimento, di rimorso e redenzione, di fughe e ritorni sullo sfondo di un Afghanistan schiacciato dalla morsa sovietica prima e dai talebani poi. Amir, figlio di un ricco uomo d’affari, viveva con il padre Baba in quella che era considerata da tutti la più bella casa di Wazir Akbar Khan, un nuovo quartiere nella zona nord di Kabul. Anche Hassan viveva con il padre Ali, in una capanna di argilla, all’ombra del nespolo situato all’estremità meridionale del giardino della casa di Baba e Amir. Ma un giorno, sotto gli occhi dell’amico, qualcosa di terribile accadde ad Hassan. Amir commise una colpa terribile e l’armonia tra i due si infranse. “Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. E’ stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.” Queste le parole di Amir adulto che vive da ormai vent’anni in America, dove è fuggito con il padre. E, quando una telefonata inaspettata lo raggiunge a San Francisco, comprende che deve partire e tornare a casa. Un viaggio di ritorno, un viaggio dentro di sé, un viaggio di espiazione, un viaggio di riscatto. Ricordi assordanti e prorompenti, sensazioni sopite ma mai dimenticate. Ad attenderlo non ci sono però solo i rimorsi e i fantasmi della sua coscienza; quella che una volta era casa e patria è ora una landa desolata, terra di relitti umani e di donne invisibili la cui bellezza non esiste più. Qui avere un padre o un fratello, dopo gli indiscriminati stermini dei talebani, è una vera rarità; qui incrociare il loro sguardo, il più delle volte, significa tortura e morte; qui regnano sgomento e terrore.  Nonostante il finale “americano” e cinematografico (la Dreamworks casa di produzione di Steven Spielberg ne ha acquistato i diritti per trarne un film) è una storia toccante e coinvolgente che vale la pena di leggere e su cui riflettere.

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