Premessa:
Vorrei precisare che questo blog non tratterà temi politici «di parte», anche se chi mi conosce sa già quali sono le mie idee in proposito.Ho voluto pubblicare la lettera di Occhetto – tratta dal sito il cantiere.org – poichè vi sono le premesse per una riflessione su quello che sta accadendo nella vita politica italiana. Soprattutto dalla parte del centro sinistra, dove la nascita del «Partito Democratico» vedrà inevitabilmente la fuoriuscita di molte anime illustri che non si riconoscono nel nuovo soggetto politico. Non potevo sottrarmi dal pubblicare la replica di uno dei destinatari della lettera, Piero Fassino, segretario dei DS.
La risposta:
Caro Achille, rispondo volentieri alla lettera che mi hai inviato. Lo faccio certamente per un’antica amicizia mai venuta meno, nonostante le nostre storie politiche si siano allontanate. Ma lo faccio anche perché considero importante rispondere a interrogativi e dubbi che so non essere soltanto tuoi.Intanto è rilevante che tu ti riconosca nell’obiettivo di un grande Partito democratico che, fondendo culture politiche e esperienze storiche diverse, dia rappresentanza politica unitaria al riformismo.D’altra parte – come tu stesso ricordi – quest’obiettivo era iscritto in quella coraggiosa e drammatica “svolta” che, sotto la tua guida, ci portò a considerare esaurita l’esperienza del Pci e a dare vita ad un nuovo soggetto politico che, non a caso, denominammo Democratici di sinistra. E l’obiettivo di dar vita a un nuovo soggetto riformista è stata la bussola che ha ispirato la condotta del nostro partito dalla nascita del Pds ad oggi. Fu mossa da quell’ispirazione la formazione della lista dei Progressisti nel ’94, che avrebbe potuto essere più larga se il Ppi avesse colto tempestivamente la rivoluzione in atto nel sistema politico di quel tempo. Fu la stessa ispirazione unitaria che ci portò nel ’97 a dar vita ai Democratici di sinistra, aprendo il Pds all’incontro con uomini e donne provenienti dai Cristiani sociali, dalla Sinistra repubblicana, dal mondo socialista e laburista, dai Comunisti unitari. Un carattere plurale dei Ds che ancora in questi ultimi anni si è arricchita di compagni provenienti dal mondo verde e ambientalista e di esponenti della Sinistra Liberale. Fu ancora la stessa ispirazione unitaria che sollecitò la formazione nel ’95-’96 dell’Ulivo, che fin dall’inizio non pensammo solo come una alleanza elettorale, ma un soggetto politico “in divenire”. Ed è questa stessa ispirazione che, dopo la sconfitta del 2001, ci ha portato ad un nuovo progetto per l’Ulivo, come soggetto politico riformista. Dunque, è una coerenza di lungo periodo a condurci oggi al passaggio del Partito democratico. Coerenza che consente di dare risposte ai tuoi dubbi e interrogativi. Una prima questione riguarda la configurazione del Partito democratico. Tu dici «ripartiamo dal grande Ulivo del ’96». È una bella suggestione che, tuttavia, elude un aspetto dirimente: L’Ulivo del 96-2001 non riuscì mai a divenire un soggetto politico. E non, come tu pensi, perché un complotto della nomenclatura politica lo abbia ostacolato, ma per una strutturale eterogeneità di composizione, dall’Udeur di Mastella al Pdci di Diliberto passando per Verdi, Ds, Margherita, Sdi, Italia dei Valori, che si è manifestata vincolo insuperabile per dare vita ad un soggetto riformista. Naturalmente non ignoro che anche tra Ds, Margherita, socialisti, repubblicani – le forze che, insieme a Prodi, hanno fondato il nuovo Ulivo nel 2004 – ci siano differenze. Ma infinitamente minori di quante ce ne sarebbero in un Pd formato grande Ulivo. Multilateralismo come asse di una politica estera per la pace e la stabilità; integrazione europea come dimensione ineludibile in cui pensare il futuro dell’Italia; sviluppo sostenibile, fondato su sapere, conoscenza e un più alto livello di specializzazione tecnologica; welfare-state rinnovato per una nuova coesione capace di governare trasformazioni demografiche, anagrafiche e sociali; rifondazione della democrazia e dei suoi istituti per respingere le derive populistiche e plebiscitarie su cui scommette la destra: su tutti questi temi oggi tra le forze che costituiscono l’Ulivo c’è una comune visione e comuni proposte, frutto proprio del fatto che l’Ulivo è stato in questi anni il luogo in cui culture riformiste diverse si sono incontrate, si sono riconosciute, hanno costruito una comune lettura della società italiana e una comune progettualità politica sottoposta agli elettori con il simbolo dell’Ulivo. E anche sui temi etici, soltanto una strumentalità polemica può sostenere la inconciliabilità di posizioni: la lettera di 60 parlamentari cattolici dell’Ulivo – che in quanto cattolici impegnati in politica hanno rivendicato la loro autonomia e responsabilità istituzionale di fronte alle pressioni integraliste – è lì a dirci che il Partito democratico può essere una formidabile occasione per un incontro tra credenti e non credenti che promuova una nuova stagione di riflessione tra fede e politica nella costruzione di un nuovo umanesimo. La seconda questione: noi vogliamo dare vita a un partito “riformista”, non a una formazione moderata. Un partito del lavoro, che oggi nel tempo della flessibilità ha certo bisogno di essere rappresentato e tutelato ancor di più di fronte ai tanti rischi di precarietà. Un partito dello sviluppo sostenibile capace di fare i conti con le sfide che i cambiamenti climatici ci pongono. Un partito per i giovani che chiedono di veder riconosciuto merito, talento, capacità. Un partito della cittadinanza e della solidarietà. Un partito della democrazia che guidi l’Italia fuori da una transizione istituzionale ormai troppo lunga. Un partito che assuma la pace, la non violenza, i diritti, la democrazia come valori fondanti. Sono i valori che da sempre connotano l’identità della sinistra che dunque con il Pd non sparisce. La sinistra e i suoi valori vivono nel Pd e concorrono a fare del riformismo una cultura politica maggioritaria. La terza questione da te sollevata che non mi convince è che il Partito democratico sarebbe una semplice fusione burocratica tra Ds e Margherita. Non è così. Intanto è una caricatura definire i Ds come un partito stanco e scettico, trascinato suo malgrado ad una decisione non condivisa. Il Congresso dice esattamente il contrario: 7.000 Congressi di sezione; 250.000 partecipanti, cifra superiore a ogni congresso precedente; 200.000 a favore – con voto segreto – del Pd, a conferma di un consenso reale al progetto riformista. Non solo, potrei raccontare di tantissime iniziative a cui ho personalmente partecipato – da Biella a Cagliari, da Matera a Venezia, da Milano a Ancona, da Torino a Udine – con migliaia di presenti, non solo militanti, ma elettori, cittadini. Potrei raccontare di affollati incontri nelle Università di Firenze, Bologna, Torino, Roma. Potrei raccontare dell’incontro con 150 dirigenti dell’associazionismo politico – dalla Tavola della Pace all’Arci, dal Forum del terzo settore alle Cooperative sociali alle Ong internazionaliste – che tutti hanno manifestato interesse alla nascita del Pd. Certo, in questa fase – da Orvieto ad oggi – è prevalso il dibattito nei partiti: ma era inevitabile visto che soprattutto gli oppositori del Pd hanno posto come condizione per avviare il processo costituente che “prima” ci fosse una formale decisione congressuale dei partiti. Adesso – svolti i Congressi – si tratta di aprire la “seconda fase”, dando vita subito in tutta Italia ai comitati promotori del Partito democratico, aperti alla più ampia partecipazione di partiti, società, associazionismo democratico, cittadini. E questo renderà evidente che l’intesa tra Ds e Margherita è necessaria per realizzare il Pd, ma non lo esaurisce assolutamente. Vogliamo realizzare un processo più largo. Non credo, intanto, che ci si debba rassegnare ad un autoisolamento dello Sdi, il cui obiettivo di una “costituente socialista” ha più senso se in funzione della partecipazione alla costituzione del Pd. C’è una vasta area ambientalista che vuole essere partecipe del nuovo partito. Ci sono formazioni repubblicane e liberal-democratiche altrettanto interessate. E contemporaneamente ci sono nella società italiana energie culturali e sociali da rendere protagoniste: quel grande popolo delle Primarie, così come quel ricco tessuto associativo che è cresciuto proprio con l’obiettivo del Partito democratico. La fondazione di una vasta e capillare rete di comitati promotori del Pd fin dai primi giorni di maggio può perciò segnare l’avvio del percorso costituente aprendo una stagione di discussione che promuova una amplissima consultazione sulla prima bozza del Manifesto, al fine di arrivare in autunno all’assemblea costituente, a larga base democratica e partecipativa. E l’assemblea costituente potrà approvare il testo aggiornato e definitivo del Manifesto e uno Statuto. E, infine, la questione della collocazione europea e internazionale del Pd: che non può che essere costruita insieme al Pse. Se obiettivo del Pd è anche concorrere ad una più vasta unità riformista su scala europea, non si può certo prescindere dal farlo insieme a quel soggetto politico – il Pse – che oggi rappresenta oltre il 90% del campo riformista europeo. E anche su questo il dibattito non è fermo: un anno fa dalla Margherita veniva la proposta che il Pd fosse il perno di una nuova famiglia politica europea “democratica” che si aggiungesse alle famiglia socialista, popolare, verde, liberale. Nelle tesi congressuali della Margherita – e in recenti dichiarazioni di Rutelli – quella ipotesi è abbandonata per lasciare il posto a un Pd che insieme al Pse persegua una comune azione per unire il riformismo europeo. Non è un’evoluzione insignificante e vi è dunque lo spazio per una soluzione politica forte e condivisa. Mi fermo qui. Come vedi il Partito Democratico a cui, insieme a tanti, sto lavorando è una sfida alta, appassionante, ambiziosa. E per questo mi auguro che tu non voglia farci mancare la tua passione e la tua generosità.
Un abbraccio.
Piero





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