San Renatino della Magliana

Torna alla ribalta il caso di Emanuela Orlandi, la ragazza rapita 25 anni fa a Roma , figlia di un funzionario del Vaticano. A far riaprire il caso, tutt’altro che risolto a distanza di tanto tempo, sono state le rivelazioni di Sabrina Minardi, ex compagna di uno dei capi della banda della Magliana: tale Enrico de Pedis detto “Renatino”. Secondo quanto emerso (ma non confermato) in questi giorni, la banda, all’epoca dei fatti, avrebbe consegnato del denaro al faccendiere Calvi che a sua volta lo rigirò al Vaticano sotto forma di “prestito” (si parla di svariati miliardi di lire). Sembra che il denaro non sia mai stato restituito e per questo “sgarro”, il De Pedis avrebbe ordinato il sequestro della ragazza, forse per usarla come “merce di scambio” per riavere indietro il “maltolto”. Posto che quest’ultima circostanza sia una leggenda metropolitana dell’ultima ora, perché non ci sono prove che confermano questa tesi, anzi ci potrebbe essere la concreta possibilità che il Vaticano non ne sappia nulla sul rapimento e la morte di Emanuela Orlandi, la riflessione è un’altra: Come mai il cardinale vicario Ugo Poletti autorizzò la sepoltura di “Renatino” De Pedis nella Basilica di Sant’Apollinare? Per questo forse il Vaticano dovrebbe avere l’obbligo morale di dare una spiegazione. Forse la risposta è che il De Pedis era un Santo e non un bandito.

“Giudizi universali”

«Giudizi universali» è il primo libro scritto da Andrea Festa, anche se erano stati già pubblicati alcuni suoi racconti nella raccolta di A.A.V.V. edita da Michele di Salvo editore dal titolo “La memoria” (collana Eco-grafie 2005). Anche sul web si può trovare qualcosa di Andrea; ma la sua prima vera fatica letteraria è rappresentata da questo “saggio sulla condizione umana”. E’ la storia di Eulalia, una ragazza afflitta sin dalla nascita da una grave malattia genetica che la fa invecchiare precocemente.  Eulalia un giorno incontra, in circostanze rocambolesche, Maurizio Famoso, giovane giornalista di belle speranze, oltre che di bell’aspetto. A quell’età si sa, per un addetto della carta stampata, lo scoop potrebbe rappresentare il trampolino di lancio fondamentale per dare una sferzata sia alla carriera professionale che alla vita privata. Famoso intuisce da subito quale occasione gli sia capitata tra le mani nell’incontrare quella ragazza. Avere l’esclusiva in una specie di “grande fratello” insolito, dove la fine della trasmissione giunge con la morte della ragazza non è cosa che capita tutti i giorni. Quindi Poter raccontare “in diretta” la storia di Eulalia è un’occasione più unica che rara per il giovane giornalista che vede avvicinarsi nell’imminenza quella gloria e quella fama tanto agognate. Le cose però andranno diversamente nel momento in cui Maurizio inizia ad entrare nella vita privata della giovane malata. Scopre all’improvviso che il mondo che lo circonda non gli appartiene. Nasce una bella amicizia tra i due che mieterà molte vittime: tra i primi a pagarne le conseguenze, la bellissima Francesca, promessa sposa di Famoso che vede il proprio uomo sfuggirle dalle braccia proprio alla vigilia del matrimonio e per colpa di una storpia. Una brillante carriera gettata alle ortiche per poter seguire Laila in un viaggio in America dove i due ritroveranno la loro pace dei sensi. L’incredibile storia di quella ragazza deforme, con il destino segnato, la morte dietro l’angolo in ogni momento della giornata avrebbe dovuto essere lo scoop tanto atteso da gettare in pasto all’opinione pubblica sempre più assetata di storie drammatiche che, una volta ascoltate, aiutano a superare le proprie difficoltà, come una sorta di analgesico dei problemi della vita. Ma per Maurizio Famoso, non sarà così. Il caso umano, la genuinità intellettuale di Eulalia che gli aprirà gli orizzonti non erano stati messi in preventivo. Egli rimarrà al capezzale della ragazza fino alla fine, anche se, per deviazione professionale, non si asterrà dall’utilizzare un registratore per poter consegnare ai posteri le sue ultime parole, gli ultimi sospiri, l’ ultimo delirio di uno scherzo della natura che in fondo ha sempre amato pur essendole stata inclemente.

 

Andrea Festa è nato ad Avellino 28 anni fa e vive a Monteforte Irpino, un paesino tra le montagne, non molto distante dalla città nativa. Ha conseguito brillantemente la laurea in economia ed è dottorando in ricerca all’Università di Bologna. La sua vita è caratterizzata dalla passione per la lettura e la scrittura. La vena di scrittore la si può notare in questo primo romanzo.

 

 

Elezioni politiche 2008: forse non tutti sapevano che………….

 

Pochi lo sapevano, ma la legge prevede la possibilità di rifiutarsi di votare e metterlo a verbale. Quando si va al seggio e dopo che le schede sono state vidimate, al presidente  si può dichiarare: “mi rifiuto di votare ed in base alle normative vigenti voglio che ciò venga messo a verbale!”. Non tutti sono a conoscenza del fatto che le schede rifiutate sono contate e soprattutto sono valide, contrariamente alle schede nulle o bianche o  quando si decide di astenersi dal voto. Nessun mezzo di informazione ne ha parlato prima delle elezioni. Probabilmente milioni di elettori non hanno votato perché delusi dalla politica di entrambi gli schieramenti in campo, disinformati del fatto che vi era anche un “percorso alternativo” alla protesta. Ma supponiamo per assurdo che le schede di rifiuto arrivino ad un numero spropositato, cosa mai verificatasi nelle elezioni italiane: sicuramente ci sarebbe qualche problema nell’assegnazione dei seggi vuoti. L’astensionismo passivo non incide, in percentuale, nella media dei votanti e, per quanto concerne la legislazione italiana in materia di elezioni politiche, il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione da raggiungere. Sicché, se per assurdo nella consultazione elettorale avessero votato solo tre persone, il risultato delle urne sarebbe stato  considerato, a tutti gli effetti, una valida espressione della volontà popolare e si sarebbe proceduto all’attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre sole schede. Nelle tornate elettorali le schede bianche e nulle, fanno sì percentuale votante, ma sono ripartite, dopo la verifica che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ridistribuire nel famoso e tanto criticato premio di maggioranza. Solo il metodo dell’astensione garantisce di essere si percentuale votante, ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza. Come dicevo prima è, infatti, facoltà dell’elettore recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, avvalersi del diritto di rifiutare la scheda, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione. E’ possibile inoltre allegare in calce al verbale stesso una breve dichiarazione in cui, facoltativamente, l’elettore esprime le motivazioni del rifiuto. Un motivo plausibile, ad esempio, può essere il seguente:”nessuno degli schieramenti il lizza mi rappresenta”. Pertanto un monito per tutti coloro che con l’astensione, la scheda bianca oppure la scheda nulla (magari resa tale volontariamente), hanno creduto di astenersi nel dare una preferenza. Senza saperlo hanno favorito la coalizione uscita vincitrice dalle urne.

Io, William e Mohammed

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In una fresca serata di primavera ed in circostanze curiose ho avuto il piacere di conoscere personalmente il mio amico William che vive in Germania. Punto d’incontro, guarda caso, l’edicola dell’ ”Edicolante pazzo”. Qualcuno penserà: “come fa a dire “amico” se lo ha conosciuto di persona solo ieri?”. Bella riflessione. Ma a penarci bene viviamo nell’era della globalizzazione e delle “non distanze”. Con la video-conferenza si può comunicare con tutto il mondo stando comodamente  seduti sulla poltrona di casa con un notebook  a portata di mano. Nel mio caso la posta elettronica ed il blog, hanno ridotto la distanza da Stoccarda, luogo in cui vive William, a Casarano. Mentre con William facevamo quattro passi nei pressi di “Palazzo De Iudicibus” e si parlava del più e del meno (e d’altronde non poteva essere diversamente con uno che studia matematica), si presenta davanti a noi Mohammed, un lavavetri che viene dal Marocco e che bestemmia in un italiano impeccabile. Ha più volte ripetuto “porco D…..” Ho pensato: “questi musulmani sono strani! Integralisti quando tocchi la loro religione, ma all’occorrenza pronti a bestemmiare come un «infedele» cattolico. Ma non mi va di aprire un dibattito sulla religione: la querelle che vede contrapposti Cristiani e Musulmani la lascio a chi è più esperto di me in materia. Dal canto mio le religioni tutte, nessuna esclusa, stanno iniziando a rompermi i timpani. Le mie reminiscenze scolastiche mi riconducono al buon Karl Marx (nella foto), il più grande filosofo dell’era moderna, che una volta molto saggiamente asserì:“La religione è l’oppio dei popoli” e molto probabilmente aveva ragione. Anche se onestamente per l’educazione che ho ricevuto mi schiero dalla parte di chi ha “fede”, ma con la giusta diffidenza nei confronti di tutti coloro che credono di poterla inculcare ai “timorati di Dio” dall’alto di un pulpito. Sono gli stessi che spesso troviamo nei fatti di cronaca nera, accusati di molestie sessuali nei confronti di quei chierichetti che un attimo prima servivano il loro carnefice nell’omelia. La fede è un qualcosa che la si deve sentire dal profondo dell’anima e nessuno può insegnartela. Voglio ritornare a parlare di Mohammed. Lui si che è un “povero cristo”. Vive in Italia da diversi anni, lontano dai figli e dalla moglie dalla quale si è separato (altra novità assoluta, almeno per me: anche i musulmani si separano!). Mi ha fermato mentre camminavo per la mia strada e parlavo con William. Molto probabilmente mi avrà scambiato per un “assessore” comunale. Ha iniziato a denunciare il fatto che vive in un luogo fatiscente, dove non c’é ne luce, ne acqua, ne servizi igienici. Era ubriaco e lo si sentiva dal puzzo vomitevole dell’alito che emanava e che facevo fatica a schivare. Non ho nulla contro gli immigrati. Anzi, per non essere frainteso dico che un extracomunitario che riesce ad integrarsi nel nostro paese può esigere pieni diritti alla stregua di un italiano, ivi compresi il diritto al voto e alla partecipazione della “res” pubblica. Faccio però un “distinguo”: se sei venuto nel mio paese, devi rispettarne le regole basilari e non devi ubriacarti e fermare le persone per strada. Per sua fortuna ha incontrato me e William. Forse qualcun’altro avrebbe reagito diversamente all’amico marocchino. Ma di questo breve spaccato di vita quotidiana va colto in pieno l’aspetto sociologico, non meno importante del semispiacevole episodio in se per se. Un impiegato scambiato per l’assessore di turno, lo studente universitario che vive in Germania ed il lavavetri ubriaco. Tre individui, divisi da esperienze diverse, culturali e religiose, ma che si sono ritrovati a discutere di un qualcosa che forse li accomuna: la società che li circonda e della quale fanno parte integrante, nel bene e nel male. Il tutto avvenuto in circostanze fortuite, nella stessa serata in cui conosco di persona William Ghilardi, alias “Osservodalontano”, sotto un cielo stellato in una fresca serata di inizio primavera, nell’anonima cittadina di Casarano, nel Salento. A proposito di università. Mi sono dimenticato di chiedere a William se in Germania ad un esame ci si presenta con il libretto degli esami oppure con quello degli assegni come sembra succeda a Bari. Ragazzi sono tornato e………. scusate il ritardo! 

Lussuria - seduzione e tradimento di Ang Lee

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Dopo tanta produzione cinematografica trash, soprattutto nell’ultimo decennio, un regista cino-americano Ang Lee ci ha regalato  una pellicola  degna del cinema di altri tempi. “Lussuria – seduzione e tradimento” non a caso è stato premiato nel 2007 con il “leone d’oro” in occasione della 64ª mostra di Venezia. Ho visto il film pochi giorni fa e mi è piaciuto tantissimo. Sembra si tratti di una storia realmente accaduta in una Hong Kong degli anni 40 e narra della travolgente passione di un potente personaggio politico Giapponese, Mr. Yee, ed una bellissima rivoluzionaria di nome Wang Jiazhi, camuffata da donna dell’alta borghesia giapponese per sedurre ed uccidere insieme ai suoi complici il terribile e sanguinario Yee. La ragazza non ha previsto però che giocare con la passione può essere molto, molto pericoloso. Il dramma sentimentale di Ang Lee è una profonda analisi dell’amore e dell’educazione sessuale di una donna che si trova coinvolta in un intricato groviglio di obbligo e passione.  Sono gli sguardi e la relazione impossibile fra Wang Jiazhi e Mr.Yee a coinvolgere e dare vita al film. Le giocate al Mahjong, tutte al femminile, ( un gioco molto simile al nostro “domino”, ma  all’orientale) sono il contraltare della prima cena fra i due protagonisti che si scrutano e si provocano con scopi diversi e opposti. Per poi compiere il primo passo con l’acquisto dell’abito nel negozio di stoffe, e assurgere alle scene di sesso. Il percorso di passione di donna mostrata dal regista e interpretata magistralmente con estrema sensualità dai due attori protagonisti  Tony Leung e Wei Tang, si concretizza in un gioco a due, in cui preda e cacciatore, si alternano in modo repentino, per concludersi in una scelta dovuta e dolorosa: cedere alla passione dell’oppressione o credere nell’amore per la resistenza? Alla fine Wang Jiazhi opta per la prima e salva l’ex nemico da sedurre, dalle grinfie dei suoi amici, avvisandolo, nell’ultimo incontro di sesso e passione, del pericolo che stava correndo. Il crudele Yee, farà arrestare e giustiziare tutti, compresa lei che gli aveva comunque salvato la vita. L’uomo soffrirà molto per la perdita della giovane amante. Bellissimo, da non perdere!

ALL’ISTITUTO COMPRENSIVO POLO 1 DI VIA RUFFANO CASARANO…..

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SONO STATI ASSEGNATI FONDI PER CIRCA 200.000,00 € Con nota prot. n.5823 del 20.12.2007 e nota prot. n. 5838 DEL 21.12.2007 del Ministero della Pubblica Istruzione Dipartimento per l’Istruzione, sono stati autorizzati i piani integrati previsti dalla programmazione Fondi Strutturali 2007/2013.  

 Il Programma Operativo Nazionale (PON) “Competenze per lo sviluppo” è stato finanziato con il Fondo Sociale Europeo per un totale di € 159.984,22 per la realizzazione delle seguenti azioni:

F 1 -    Promuovere il successo scolastico, le pari opportunità e inclusione sociale rivolta agli alunni della  Scuola Primaria e della Scuola Secondaria di 1° grado.-         n. 6 moduli didattici per gli alunni-      

   n. 1 modulo per i genitoriC 1 - 

   Migliorare i livelli di conoscenza e competenza dei giovani. Interventi per lo sviluppo delle competenze chiave.”Imparare ad apprendere” azione rivolta alla Scuola Secondaria di 1°   grado.-      

   n. 1 modulo didattico per gli alunniC 1 -   

 Migliorare i livelli di conoscenza e competenza dei giovani. Interventi per lo sviluppo delle competenze chiave. Comunicazione lingua straniera (lingua inglese) rivolta alle classi quinte della Scuola Primaria ed agli alunni della Scuola Secondaria di 1° grado. -       

  n.1 modulo didattico per gli alunni D 1 -  

  Accrescere la diffusione, l’accesso e l’uso della società dell’informazione nella scuola. Interventi formativi rivolti ai docenti ed al personale della Scuola sulle nuove tecnologie della comunicazione.    -    

     n.1 modulo per i docenti dei tre ordini di ScuolaG 1 -   

 Migliorare i sistemi di apprendimento durante tutto l’arco della vita. Interventi formativi flessibili finalizzati al recupero dell’istruzione di base per giovani ed adulti.-       

  n.5 moduliL’intervento per gli “Ambienti per l’apprendimento” è stato finanziato con il Fondo Europeo per lo sviluppo Regionale per un totale di € 34.318,92 per realizzare: -     

    l’Allestimento di n. 1 Laboratorio scientifico per incrementare il numero dei laboratori e migliorare le competenze scientifiche degli alunni -      

   l’Allestimento di n.1 Laboratorio Tecnologico per incrementare il numero dei laboratori e migliorare le competenze tecnologiche di tutta l’utenza. L’Istituto Comprensivo n.1 di Casarano, pertanto, si prefigge l’obiettivo di  potenziare al massimo la propria Offerta Formativa grazie al valore aggiunto dell’Intervento Comunitario il quale a sua volta si prefigge l’obiettivo di innalzare i livelli di apprendimento e delle competenze chiave, assicurare l’equità di accesso e nel contempo le eccellenze, ridurre il fenomeno della dispersione scolastica. L’Istituto comunica, inoltre, a tutta la  cittadinanza che i moduli su descritti saranno avviati a breve termine 

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www.polo1viaruffano.it

 

Una Chiesa che scambia il sacro con il profano

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di Eugenio Scalfari  da Repubblica.it


E’ durato ventiquattr’ore il gelo tra Vaticano e Campidoglio, tra il Papa e il sindaco di Roma. Poi c’è stata la marcia indietro guidata dal cardinal Bertone, Segretario di Stato, e Roma da città in “gravissimo degrado” come aveva affermato Benedetto XVI di fronte a Veltroni, Marrazzo e Gasbarra allibiti di tanta inattesa severità, è diventata di colpo una “città godibile e accogliente” e le istituzioni locali “alacremente impegnate a migliorare la socievolezza e il benessere diffuso”.
Le due diplomazie parallele hanno lavorato sotto traccia senza risparmiarsi, ottenendo infine il risultato desiderato da entrambe (quella di Veltroni e quella di Bertone): correggere la “gaffe” di papa Ratzinger, ristabilire rapporti amichevolmente corretti tra le due sponde del Tevere, mettere allo scoperto l’ultimo colpo di coda di Ruini, autore del dossier cui si era ispirato il Papa per la sua improvvida sortita. Ruini sta facendo i bagagli, tra poco lascerà il Vicariato (per limiti d’età).
Al suo posto andrà il prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, candidato del Segretario di Stato. Quanto all’assalto antiveltroniano scaturito dopo l’intervento papale dell’altro giorno, la correzione effettuata dal cardinale Segretario di Stato ha avuto l’effetto di un “boomerang”: per l’ennesima volta gli statisti del centrodestra - con la sola eccezione di Casini - si sono esposti con strepiti e sceneggiate clericaloidi per poi trovarsi spiazzati e beffati. Una vittoria non trascurabile per Veltroni, derivante da un appuntamento che in condizioni diverse avrebbe avuto dai “media” l’attenzione di poche righe e che si è invece trasformato in una prova di forza del sindaco di Roma e leader del Partito democratico. Tutto è bene quel che finisce bene, ma è proprio così? Dipende dai punti di vista. Per i laici-laici (adesso si usa definirli così) restano molti punti interrogativi dopo questa vicenda, ma problemi ancora maggiori si pongono al laicato cattolico. Non che siano nati dalla “gaffe” di Benedetto XVI; esistono da molto tempo e precedono di anni l’incoronazione dell’attuale pontefice. Ma quest’ultima sua sortita ha avuto l’effetto di riproporli tutti, insoluti e sempre più urticanti. Al di là della palese inconsistenza politica e culturale di papa Ratzinger, che da Ratisbona in qua si comporta come un allievo di questo o quel dignitario della sua corte spostando la barra del timone secondo i suggerimenti che gli vengono da chi di volta in volta lo consiglia, esiste più che mai un disagio profondo nella Chiesa e nel laicato cattolico. La Chiesa di Benedetto XVI, ma anche quella di Giovanni Paolo II, non riesce ad entrare in sintonia con la cultura moderna e con la moderna società. Questo è il vero tema che dovrebbero porsi tutti coloro che si occupano dei rapporti tra la società ecclesiale e la società civile all’inizio del XXI secolo. La gerarchia ecclesiastica e quello che pomposamente viene definito il Magistero si sono da tempo e sempre più trasformati in una “lobby” che chiede e promette favori e benefici, quanto di più lontano e disdicevole dall’attività pastorale e dall’approfondimento culturale. Il “popolo di Dio” soffre di questa trasformazione; i laici non trovano terreno adatto al dialogo se non sul piano miserevole di comportarsi anch’essi come una confraternita pronta a compromessi e patteggiamenti. Quando un Papa arriva al punto di bacchettare un sindaco di Roma e un presidente di Regione e reclama maggiori aiuti finanziari per il Gemelli e il Gesù Bambino e per le scuole cattoliche; quando il Vicariato di Roma e il vertice della Conferenza episcopale intervengono direttamente sui membri del Parlamento e del Consiglio comunale romano per bloccare una legge o mandarne avanti un’altra; quando questa prassi va avanti da anni di fronte a problemi mondiali che chiamano in causa civiltà e culture, bisogna pur dire che siamo in presenza di spettacoli desolanti. Aggiungo che si tratta di responsabilità condivise. La gerarchia cattolica baratta da anni (o da secoli?) il sacro con il profano; le istituzioni politiche l’accompagnano su questa strada di compromessi al ribasso per cavarne improbabili tornaconti elettorali; lo stuolo sempre più vociante degli atei devoti affianca o precede il corteo. Verrebbe spontaneo di voltar la faccia dall’altra parte per non vedere. Veltroni ha fatto bene a protestare sottotraccia e portare a casa la vistosa correzione di rotta vaticana. Zapatero, in una situazione per molti versi analoga, ha scelto una strada diversa. L’Episcopato spagnolo guidato dal primate vescovo di Madrid aveva pochi giorni fa portato in piazza un milione di fedeli per protestare contro la legge sul matrimonio dei “gay”; la vicepresidente del governo, signora Fernandez de la Vega, ha ufficialmente commentato quella manifestazione con queste parole: “La società spagnola non è disposta a tornare ai tempi in cui una morale unica era imposta a tutto il Paese né ha bisogno di tutele morali. Tanto meno ne ha bisogno il governo che non le accetta”. Capisco che Madrid non è Roma e il vescovo di Madrid non è il Papa. Ma la Chiesa è la stessa in Spagna come in Italia. I laici-laici italiani avrebbero probabilmente preferito che la protesta del leader del partito democratico fosse stata simile a quella del suo collega spagnolo, ma in Italia non si può. L’Italia è una provincia papalina, Porta Pia è una data caduta in disuso, il Concordato fu voluto e firmato da un altro ateo devoto come Benito Mussolini e inserito nella Costituzione con il voto determinante di un altro ateo come Togliatti per ragioni esclusivamente politiche. In Italia ci sono oggi due minoranze, quelle dei cattolici autentici e quella degli autentici laici. In mezzo c’è un corpaccione di laici e di cattolici “dimezzati”, che ostentano virtù civiche e religiose che non praticano affatto. Quella è la maggioranza del paese. Il resto viene da sé. Il guaio è che la gerarchia ecclesiastica e il Magistero non sono affatto turbati da questa situazione paganeggiante. La loro preoccupazione è l’otto per mille, i contributi pubblici agli oratori, la costruzione di nuove chiese e parrocchie, l’esenzione dall’Ici, l’insegnamento del catechismo nella scuola pubblica, il  finanziamento quella privata. E naturalmente la crociata antiabortista, la moratoria. A loro interessa non già di usare lo spazio pubblico per propagandare la dottrina e il Vangelo ma entrare nelle istituzioni politiche per guidare il voto dei parlamentari e condizionare i partiti. L’attuale Segretario di Stato, che rimpiange il Togliatti dell’articolo 7 della Costituzione, è comunque un progresso rispetto al suo predecessore, cardinal Sodano che, alla vigilia di ogni elezione, esaminava i leader dei vari partiti per vedere chi offriva maggiori garanzie alla Santa Sede. E quelli si facevano esaminare, felici quando il “master” toccava ad uno di loro invece che all’altro. Serve a qualche cosa una Chiesa così? Fa barriera contro le invasioni barbariche del terzo millennio o invece apre loro la porta? Risponderò con una citazione quanto mai attuale: “La Chiesa sembra porsi di fronte allo Stato e alle forze politiche italiane come un altro Stato e un’altra forza politica; l’immagine stessa della Chiesa risulta appiattita sulle logiche dello scambio, impoverita di ogni slancio profetico, lontana dal compito di offrire ad una società inquieta e per tanti aspetti lacerata motivi di fiducia, di speranza, di coesione. Le responsabilità del laicato cattolico sono del tutto ignorate. La sorpresa e il disorientamento sono forti per tutti i cattolici che hanno assorbito la lezione del Concilio Vaticano II su una Chiesa popolo di Dio nella quale il ruolo della gerarchia non cancella ma anzi è al servizio di un laicato che ha proprie e specifiche responsabilità. Tra queste vi è proprio quella di tradurre nel concreto della vita politica e della legislazione di uno Stato democratico esigenze e valori di cui la coscienza cattolica è portatrice. E’ legittimo e doveroso per tutti i cittadini, e perciò anche per i cattolici, contribuire a far sì che le leggi dello Stato siano ispirate ai propri convincimenti ma questo diritto dovere non è la stessa cosa che esigere una piena identità tra i propri valori e la legge. E’ in questa complessa dinamica che si esprime la responsabilità dei cattolici nella vita politica. Urgente si è fatta l’esigenza della formazione del laicato cattolico alle responsabilità della democrazia. Perché mai l’Italia e i cattolici italiani debbono sempre esser trattati come “il giardino della Chiesa”?”. L’autore di questa pagina è Pietro Scoppola e la data è del febbraio 2001, nel pieno d’una campagna elettorale che si concluse con la vittoria di Berlusconi e del suo cattolicesimo ateo e paganeggiante. Ma potrebbe essere stata scritta anche oggi con la stessa attualità. Purtroppo l’autore è scomparso, la sua voce non parla più e la perdita è stata grave per i laici ma soprattutto per i cattolici. Scoppola si rendeva conto che solo il dialogo tra la minoranza dei veri laici e la minoranza dei cattolici autentici avrebbe ridotto il peso di quell’indifferenziato corpaccione di finti devoti e di finti laici “appiattiti sullo scambio dei benefici e dei favori, impoveriti di slancio profetico e pastorale, dominati dalla gerarchia e dalle oligarchie”. Questo era il problema di allora ed è ancora quello di oggi. Di esso il Partito democratico, la sinistra radicale, i cattolici moderati, gli uomini e le donne di buona volontà, dovrebbero discutere; su di esso dovrebbero dialogare. La gerarchia occupi tutto lo spazio pubblico che vuole ma non interferisca nell’autonomia dei laici e delle istituzioni civili. I rappresentanti di queste ultime impediscano le interferenze anziché assecondarle o nel caso migliore tollerarle fingendo che non vi siano state. Queste finzioni non fanno bene né alla Chiesa popolo di Dio né alla democrazia.

bisb..ETICA PROFESSIONALE?

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Ieri 10 gennaio su un quotidiano a diffusione regionale, a firma di uno pseudo giornalista del quale metterò solo  le iniziali P.M., è apparso un articolo riguardante la nazionale di pallamano. A leggere il contenuto  non si scorge nulla di strano. Peccato però che quell’articolo era stato già pubblicato due giorni prima (8 gennaio) e scritto da me per www.casaranosport.it con il quale collaboro da diverso tempo. Chi mi conosce sa benissimo che io scrivo solo per passione, sono un perfetto dilettante della penna. Essere copiati da chi invece scrive per mestiere mi sembra davvero assurdo. Ma questo signore è andato “oltre”: Ha pubblicato addirittura la stessa foto, neanche quella ha cambiato! Ha avuto la sfacciataggine di riportare frasi e concetti senza sostituire neanche una virgola. Insomma ha avuto la sfrontatezza di copiare alla lettera, non ha cercato neanche di camuffare in qualche modo il plagio. Per noi di casaranosport.it è comunque un motivo di orgoglio constatare che i nostri articoli vengono presi come esempio da parte di “quotidiani” locali di un certo livello. Non è la prima volta che prendono spunto da notizie che passano prima dal nostro sito. Prendiamo atto, ahimé, della pochezza intellettuale e professionale di alcuni sedicenti “giornalisti” che fanno informazione scopiazzando qua e la da chi invece scrive per hobby. Questa volta, anche se il plagio è lampante, abbiamo deciso di sorvolare, di chiudere un occhio. Anzi, per la verità, li abbiamo chiusi tutti e due. Non essendo ancora “testata giornalistica” vorremmo evitare di impelagarci in iniziative legali nei confronti di questo “furese” della carta stampata (con tutto il rispetto per la categoria dei furesi). Avrei voluto tanto scrivere una bella lettera pubblica di protesta, indirizzata al direttore del giornale. Forse lo farò in forma privata. Vedremo.

L’amore ai tempi del colera

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Questo libro del grande scrittore colombiano Gabriel Garcìa Marquez è tornato alla ribalta dopo più di vent’anni dalla sua pubblicazione, perché nelle sale cinematografiche è appena uscito l’omonimo film che vede protagonista femminile la nostra bravissima attrice Giovanna Mezzogiorno, nei panni di Firmina Daza. Mi è capitato di leggere questo libro circa una decina di anni fa e con tutta franchezza devo dire che non è proprio il mio genere letterario. Tuttavia l’opera di Marquez è un capolavoro della letteratura romantica che narra l’amore mai domo di Florentino Ariza verso la più bella donna del Caribe, Firmina Daza, conosciuta bambina e amata fino in vecchiaia. Un amore mai corrisposto per più di 50 anni. Nel frattempo la giovanissima Fermina, proveniente dall’alta borghesia colombiana, sposa il ricco dottor Urbino. Dal matrimonio nascono due figlie e la vita scivola via fino a quando la donna dopo 53 anni, sette mesi e undici giorni di matrimonio rimane vedova e Florentino finalmente può farsi avanti per coronare il sogno di tutta un’esistenza. Fermina, ormai nonna, col passare del tempo, sopìto il ricordo del marito defunto, saprà ricambiare questo sentimento.

FINE ANNO CON IL BOTTO, ANZI…….CON LA “BOTTA”

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Aprendo questa mattina i più rinomati quotidiani nazionali l’occhio è caduto immediatamente su una notizia che ha inorgoglito tutti gli italiani. L’iniziativa nostrana sulla moratoria internazionale contro la pena di morte, accolta dall’ONU, ha fatto il giro del mondo, occupando gli spazi di tabloid e riviste. C’è stato il plauso del Governo per quella che viene definita una «vittoria italiana»: Massimo D’alema, Ministro degli esteri, ha detto di essere contento per l’Italia; Prodi ha parlato di “orgoglio nazionale”. Peccato però che ad una notizia apparentemente positiva per la nazione, in quanto, ad onor del vero, l’abolizione della pena di morte non la vogliamo solo noi, c’è ne stata un’altra che ci ha fatto sprofondare nella dura realtà. Alcuni mezzi d’ informazione, questa mattina, hanno dato il triste annuncio che la Spagna, nostra partner europea, ci ha superato in ricchezza globale. Tradotto in termini più semplici vuol dire che dopo la Germania, la Francia e la Gran Bretagna non c’è più l’Italia come paese più ricco ed industrializzato d’Europa. A quanto sembra, siamo stati scavalcati al quarto posto dagli Iberici. Un quarto posto che storicamente tenevamo da dopo il boom economico degli anni sessanta e che abbiamo addirittura “rischiato” di migliorare negli anni ottanta a spese della Gran Bretagna. Purtroppo che avessimo toccato il fondo è sotto gli occhi di tutti; non vi erano dubbi visto e considerato l’andamento dell’economia italiana ormai esanime da anni. Ma la preoccupazione maggiore sta nel fatto che noi italiani non abbiamo solo toccato il fondo, ora stiamo anche scavando per andare sempre più giù! Ma forse non era il caso di infierire così brutalmente alla vigilia delle feste natalizie, poiché, si dice, a Natale bisogna essere più buoni. Quest’anno però noi Italiani oltre a sentirci più buoni, ci sentiamo, ahimé, anche più poveri. La mia proposta e quindi di riunirci in una “class action” spirituale e chiedere all’unisono al nostro buon Dio più che un dono natalizio, una scongiura: Quella di tenerci lontani dallo spettro di una non tanto remota crisi tipo “Argentina”,questa volta rigorosamente firmata “made in Italy”. Un felice e sereno Natale a tutti.

Pubblicato anche su: www.arcoiris.tv e http//citella.blogspot.com

 

 

La bellissima Laura

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Laura Chiatti è una bellissima ed emergente attrice italiana, nata a Castiglion del Lago, Perugia, 25 anni fa. Inevitabilmente destinata a essere notata più per il suo fascino che per il suo talento, sta muovendo i primi passi nel cinema italiano. Figlia di un metalmeccanico e della proprietaria di un negozio di abbigliamento, Laura Chiatti è cresciuta come tutte le normali ragazze di casa e provincia. Ha iniziato a studiare canto all’età di 11 anni, mentre all’età di 14 partecipa a un concorso regionale per talenti nella categoria cantanti, ma la sua avvenenza e il suo fascino non passano inosservati agli occhi dei giurati che decidono di premiarla non per le sue corde vocali, ma per il suo aspetto fisico, così alla fine vince il concorso nella sezione sbagliata e viene incoronata Miss Teenager Europa. La sua passione resta comunque la musica, infatti Laura incide due dischi in inglese che però non avranno successo. Nel 1997, recita con il cantante italiano più desiderato dell’epoca, Nek, nel teen-movie Laura non c’è. Due anni più tardi, inizia la collaborazione con il regista Mariano Laurenti che la inserirà nel film Pazzo d’amore, accanto a Marisa Merlini, cui seguirà anche Vacanze sulla neve. Comincia la sua gavetta di attrice che si consumerà soprattutto nel piccolo schermo, nelle tante fiction televisive, nelle soap opere e nelle miniserie italiane. Partecipa a Un Posto al sole e nel 2001 è scelta per la serie tv Compagni di scuola, accanto a quelle che saranno le nuove leve e i nuovi freschi volti del cinema italiano: Riccardo Scamarcio, Brando De Sica e Cristina Capotondi. Lo stesso anno, si fidanza con Luca Grilli, giocatore della Cagliese.
Ma nella lista scorrono anche: il film tv Padri (2002); la miniserie che doveva mettere in luce le buone qualità di attrice di Martina Colombari, Diritto di difesa (2004); il fortunatissimo Don Matteo (2004) con Terence Hill, e poi Carabinieri e Incantesimo. È presente anche in alcuni spot, infatti, la si riconosce nei celebri sketch per la Lavazza accanto a Paolo Bonolis, Luca Laurenti e il “San Pietro” Riccardo Garrone.
Nel 2005, torna al cinema con Mai + come prima di Giacomo Campiotti, nel ruolo di Giulia, una ragazza che, finita la maturità, parte per un’avventurosa vacanza in montagna con i suoi amici. E lo stesso anno, piroetta col ballerino televisivo che fa impazzire le adolescenti italiane del Duemila, Kledi Kadiu, nella pessima pellicola Passo a due di Andrea Barzini. L’anno seguente è l’anno del grande salto: dai film per teenagers a quelli impegnati. Scelta da Paolo Sorrentino per L’amico di famiglia, reciterà, accanto a Giacomo Rizzo e Fabrizio Bentivoglio, nel ruolo di Rosalba, una ragazza che si deve sposare e che, per aiutare il padre indebitato con un usuraio, decide di fare un ultimo sacrificio (nel film si lascia andare anche al suo primo nudo integrale). Ed è reclutata perfino da Francesca Comencini per A casa nostra, accanto a Luca Argentero, Luca Zingaretti e Valeria Golino, nel ruolo di una modella cocainomane. Queste due prove, cambieranno il corso della sua carriera per sempre. Non più notata per la fresca bellezza, ma anche per la bravura nell’interpretazione. Notevole l’ultima interpretazione nella miniserie dedicata alla storia del compianto Rino Gaetano “Il cielo è sempre più blu”.

 

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Il “MULO” azzoppato

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Quanti di voi a casa utilizzano i  programmi “pear to pear“? Risposta: tutti o quasi. Saremmo bugiardi se dicessimo di non farne uso. Sappiate, comunque, nel caso i vostri preferiti siano quelli basati sui server eDonkey , come eMule, che il consiglio degli addetti ai lavori è di non scaricare illegalmente da questi programmi.  Infatti è notizia di questi giorni che da qualche settimana i server collegati al “mulo” si sono ridotti al lumicino. Se ne contano  circa 38 e quasi tutti, se non tutti, monitorati dagli organi di controllo! (fino a pochi giorni fa ce n’erano centinaia, poi c’è stato il “fuggi fuggi” generale). Questa settimana partirebbero i primi accertamenti della GDF in tutta Italia, oltre alle 55 mila lettere di diffida già spedite! Le riviste specializzate, per prassi, consigliano vivamente di usare i programmi “P2P” solo per scaricare “file” non coperti dal copyright. Che tradotto significa “non potete scaricare nulla o quasi”. E’ strano comunque constatare che a volte sono le riviste stesse a tessere le lodi di questo oppure di quel programma come se fossero all’oscuro della finalità illegale che ne fanno la stragrande maggioranza degli utenti. Comunque tornando al nocciolo della questione, sembrerebbe che il motivo scatenante di siffatta orda di controlli non sia dovuto alle lamentele delle  major disco-cinematografiche, costantemente sul piede di guerra contro la pirateria informatica; piuttosto alla preoccupante crisi delle aziende europee produttrici di software. Molte di queste, trovandosi in difficoltà economiche per il calo delle vendite, sono state costrette a tagliare il personale. Solo in Europa, nel settore, si conta una perdita di circa 25.000 posti di lavoro! Che dire: il mio personale consiglio, credo condiviso da molti di voi,( il mio consiglio condiviso non è coperto da copyryght) è quello di servirsi legalmente dei programmi “pear to pear”, andando alla ricerca di prodotti  che siano “freeware”, cioè distribuiti in modo del tutto gratuito, ignorando i software  coperti dai diritti d’autore. Buon downlad a tutti

Ciao Enzo!

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Dopo Indro Montanelli un altro maestro del giornalismo italiano se ne va. All’età di 87 anni si è spento in un letto di ospedale Enzo Biagi, giornalista, scrittore ed anche ex partigiano. Uno dei più grandi giornalisti italiani, se non il più grande. Da tempo era ammalato di cuore e negli ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano aggravate. Una vita spesa per raccontare l’Italia e gli italiani, con umiltà, sensibilità, senza clamori. Egli stesso veniva da una famiglia non ambiente. Sin da giovane dimostrò la sua vocazione incline al giornalismo, tant’è che all’età di 21 anni entrò a lavorare nel “Resto del carlino” senza per questo abbandonare gli studi universitari. Oltre che direttore di varie testate giornalistiche, fu anche autore e conduttore di numerose trasmissioni televisive, tra le quali “Il fatto”, l’ultima di una lunga serie, che sancì nel 2002 la sua epurazione dalla Rai ormai in mano all’allora neo presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Non so quanti di voi, adepti del cavaliere e non, hanno ascoltato l’intervista, subito dopo la notizia della morte del giornalista, nella quale il cavaliere asseriva: “io non ho cacciato Enzo Biagi dalla Rai”;”…non ho cacciato nessuno”;”…una grande perdita per il giornalismo italiano” Ora, che Berlusconi fosse un bugiardo professionista lo pensano in molti, ma che fosse anche ipocrita nel parlare in questo modo di una persona che detestava e soprattutto che non c’è più, è veramente troppo! Per i poco informati e per quelli che chiudono gli occhi davanti all’evidenza dei fatti, è bene rammentare cosa disse dopo pochi mesi dal suo insediamento alla presidenza del consiglio, in quello che ormai è ricordato da tutti come “l’editto Bulgaro” del 18 aprile 2002. In quell’occasione, Berlusconi, che era in visita ufficiale in Bulgaria, sentenziò l’epurazione di Daniele Luttazzi, Michele Santoro ed Enzo Biagi dalla televisione pubblica, perchè i loro programmi erano “….troppo faziosi in una TV di stato che invece dovrebbe essere imparziale”. In realtà si stavano già facendo le prove generali per insediare ai vertici di Saxa Rubra i fedelissimi del regime; dopodicché Silvio Berlusconi si ritrovò con le due maggiori emittenti nazionali dalla sua parte: controllava di fatto la Rai e allo stesso tempo continuava ad essere proprietario di Mediaset. Aveva così ottenuta la “sua” imparzialità. Nessuno, da quel momento in poi, avrebbe più osato parlare delle sue vicende personali. Insomma, un tipico comportamento stile dittatura sudamericana alla Pinochet. Enzo Biagi, a caldo, dopo l’editto commentò: “Vorrei sapere quale reato ho commesso: stupro, assassinio, rapina?”. La trasmissione “Il fatto”, dopo la pausa estiva, non sarebbe più andata in onda. Pertanto Berlusconi ha perso una buona occasione per potersene stare zitto e rispettare la memoria di un grandissimo uomo. Personalmente di Enzo Biagi mi è rimasta impressa nella mente un’apparizione in TV di tanti anni fa, credo fosse la fine degli anni 70, inizi anni 80. Io ero poco più che adolescente quando in TV mandarono in onda un’intervista fatta a Stefano Delle Chiaie, personaggio di spicco del terrorismo nero di quegli anni, all’epoca latinante, se non ricordo male, in un non meglio precisato paese sudamericano che gli garantiva protezione. Rimasi colpito e ammirato da tanto coraggio, poichè Biagi, per poter raggiungere il luogo dell’appuntamento fu incappucciato e portato nel covo di Delle Chiaie, mettendo così a repentaglio la propria vita. Ogni volta che lo vedevo in video pensavo a quell’intervista, a quel coraggio, a quella professionalità, a quanti giornalisti in Italia avrebbero fatto lo stesso. Concludo questo post, con l’augurio che Biagi ora possa incontrare in Paradiso Montanelli per firmare insieme pagine epiche di un modo di intendere il giornalismo che è morto insieme a loro. Ciao Enzo!

Liberismo e Statalismo: Le due facce della stessa medaglia

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di William Ghilardi

Caro Pino,

scusa il ritardo nel rispondere al tuo post, ho avuto un bel traffico in questi giorni. Leggendo il tuo post mi son venuti alla mente episodi accaduti circa 15 anni fa. Ai tempi avevo circa la metà degli anni che ho adesso e più o meno il triplo delle illusioni di oggi. Ricordo che era da poco caduta l’Unione Sovietica e di conseguenza il sogno di milioni di individui. Alcuni incalliti sostenitori del capitalismo, dopo aver debitamente tacciato d’ideologia i comunisti, dicevano (dimostrando di essere ancora più ideologi dei comunisti) che l’Unione Sovietica è crollata perché la gente li non aveva più una motivazione per produrre. In pratica, siccome si faceva finta di pagare i lavoratori, i lavoratori facevano finta di lavorare. Nell’occidente invece, dove chi si dà da fare, chi lavora, emerge e diventa ricco, la gente è più motivata e lavora di più. Insomma la guerra fredda, che è costata sangue (Vietnam e Corea), nonché miliardi e miliardi di dollari bruciati in armamenti, era solo una guerra di motivazione. Ad un certo punto gli operai sovietici erano demotivati, e quindi hanno vinto gli operai americani. Quindici anni dopo scopri che c’é mancato mica troppo che il muro sarebbe crollato dall´altra parte. E allora incominci a chiederti quali erano le vere ragioni del crollo del loro sistema. Ecco, io non so se tu hai esperienza di lavoro presso una grossa azienda. Io ne ho conosciute dall´interno già tre. Quello che le accomuna è il fatto che tutte e tre sono governate da una burocrazia tanto grande e potente quanto inutile e costosa. In questo genere d’aziende tutte le decisioni che dovrebbero essere prese dal “centro” vengono prese in “periferia” e tutto quello che andrebbe deciso in “periferia” viene deciso in “centro”. Ci s’inventano le cose più assurde per giustificare il fatto che un certo numero di persone lavorano in questo o quel dipartimento/ufficio.  D’altra parte se un capo-dipartimento è ONESTO e ammette di guidare un dipartimento inutile, questo è chiuso, e lui perde il suo posto privilegiato di capo. Quindi tiene la bocca chiusa, partecipa a riunioni dove non fa altro che porre l’accento l´importanza del suo dipartimento (che lui stesso sa non servire a niente), e continua a DANNEGGIARE l’azienda nel suo insieme. Finché appunto, qualcuno a un livello più alto, ma esterno alla cerchia di cui il capo-dipartimento in questione lavora, decide (sulla base di circolazioni degne di un computer della NASA, eseguite con software ideati su richiesta di gente inutile, per esigenze inutili e pagata con soldi utili) che l’intero stabilimento, o un gruppo di stabilimenti devono essere chiusi, perché i conti non tornano. E così sfumano migliaia di posti di lavoro. A questo punto capisci che il vero motivo che ha portato al crollo dell’Unione Sovietica, non è la motivazione dei suoi operai… quanto la burocratizzazione estrema di uno stato, che ad un certo punto non ha potuto più reggere finanziariamente. Ecco, spesso nei colossi del capitalismo occidentale succede lo stesso. Salvo poi, per ragioni di comodo, di dare la colpa vuoi all´11 settembre, vuoi al calo delle vendite, vuoi alla concorrenza dei cinesi, vuoi alla mancanza di questo e di quest’altro. Un saluto

Carrefour : à dieu Italie

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E’ notizia fresca fresca che il colosso francese della grande distribuzione Carrefour si stia apprestando a chiudere 11 ipermercati nel centro sud. Non è dato di sapere quali siano le località chiamate in causa e quindi nessuna notizia certa riguardante le sorti dell’ipermercato di Cavallino che a questo punto, dopo più di dieci anni, rischia di chiudere battenti. Difatti ci sono in pericolo migliaia di posti di lavoro che molto probabilmente andranno in fumo. La decisione di chiudere alcune sedi del sud Italia è stata presa dai vertici dell’azienda francese perché sembra ci sia stato nel corso del 2006 un netto calo degli introiti, soprattutto dai centri dislocati qui al sud, dovuto, a quanto sembra, alla grave crisi economica di alcuni settori cardine dell’economia che ha prodotto un calo delle vendite. Di tutta questa storia, che vede protagonista ancora una volta il nostro già martoriato sud, l’aspetto curioso riguarda le strutture che rimarranno. Sembra infatti che uno dei probabili acquirenti, secondo fonti di radio capital, sia il gruppo facente capo a Marco Tronchetti Provera, la Pirelli S.p.A. Ma non si sa niente di certo circa l’utilizzo finale di queste strutture.

IL LIBRO: «In questo momento sta nascendo un bambino» di Enrico Letta

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Enrico Letta è deputato della margherita e candidato delle primarie per la corsa alla segreteria del neonato Partito Democratico. Ma non è in veste di politico che parlerò di Letta, bensì di scrittore, poiché è uscito da pochi giorni un bel libro dal titolo “In questo momento sta nascendo un bambino”.Lo scopo del parlamentare della margherita è analizzare la prospettiva di crescita futura dei bambini che nascono oggi: Quale scuola gli accoglierà fra dieci anni? Quali possibilità gli aprirà l’università? Troveranno un lavoro che gli consentirà di affrontare serenamente le responsabilità di una famiglia, o saranno costretti a restare troppo a lungo nella casa dei genitori, per mancanza di alternative? La loro vita adulta sarà gravata dalla montagna di debiti accumulati dalla generazione precedente, come accade agli italiani di oggi? Le donne avranno uguali opportunità di realizzazione degli uomini? Sono alcune delle domande secondo Letta, che una politica degna di questo nome dovrebbe mettere al centro della sua attenzione, invece di accontentarsi di navigare a vista tra gli egoismi personali e il bisogno di mantenere il potere conquistato. Lo scopo di una politica che può ancora appassionare i cittadini deve essere la costruzione del futuro. È per questo che Enrico Letta - partendo dalle tre parole chiave: libertà, mobilità, natalità - sceglie di raccontare l’Italia attraverso la prospettiva dei bambini che nascono oggi. 

Breve biografia dell’autore:

Enrico Letta ha 41 anni. Si è laureato in diritto internazionale ed ha conseguito un dottorato di ricerca in Diritto delle comunità europee presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Ha conseguito un master in economia in una delle più prestigiose Università americane: HARWARD.Pur essendo giovanissimo, la sua carriera politica è lunga:Presidente dei Giovani democristiani europei dal 91 al 95; segretario generale del Comitato Euro del Ministero del Tesoro dal 96 al 97;  vicesegretario nazionale del Partito Popolare Italiano dal 97 al 98. A soli 32 anni, dal 98 al 99, è stato il ministro più giovane della storia della Repubblica, periodo in cui ha ricoperto come guardasigilli il dicastero delle Politiche comunitarie. Ministro dell’Industria dal 99 al 2001 e, sempre nel 2001 nominato responsabile nazionale per l’economia della Margherita. Nel 2004 è stato eletto parlamentare europeo per la lista di Uniti nell’Ulivo. Nel 2006, viene nominato segretario alla presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Prodi. E’ sposato ed ha due figli.  

Casarano: L’annoso problema del randagismo.

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Di questi tempi parlare di problemi riguardanti la nostra città è diventato imbarazzante. Voi penserete: Perché? Perché qualsiasi argomento tu tratti passa sempre in secondo piano rispetto, ad esempio, alla crisi occupazionale, che vorrei precisare, non colpisce solo Casarano, ma tutta questa landa del Salento. Con tutta onestà credo sia giusto dare priorità alla crisi del calzaturiero, che sta producendo, in termini economici e sociali un’ inversione di marcia sul fattore  della crescita e dello sviluppo del territorio. Ma lo dico con grande rispetto: Casarano ha anche altre “gatte da pelare” (visto che parliamo di animali) e, vi piaccia o no, bisogna che qualcuno, rompendo gli indugi, ne parli. Uno dei grattacapi irrisolti in questo nostro paese, riguarda l’ormai annoso problema del randagismo, per alcuni cittadini vissuto come un vero e proprio incubo. Mi è stato segnalato da un amico che sulla zona industriale di Casarano, un drappello di cani di varie misure, alcuni anche abbastanza grossi, si sarebbe impossessato del “territorio”. Sembra sia più che fondato il rischio di essere “attaccati da questi cani, pur trattandosi di una zona con bassa densità di pedoni in transito. Infatti solo una circostanza fortunata ha impedito che ciò accadesse a questo amico che, mentre si accingeva a fare jogging in quei paraggi, di sera, è stato attorniato dai randagi. Dall’atteggiamento assunto sembravano ostili all’”intruso”. Fortunatamente il malcapitato non si è lasciato prendere dal panico ed è riuscito a guadagnare con fatica lo sportello della sua autovettura, lontana pochissimi metri. Ora, se fosse stato azzannato, chi ne avrebbe risposto dei danni? Quale provvedimento si dovrà adottare per evitare che  sfoci in tragedia ciò che all’apparenza sembra essere un problema marginale? Oppure, come spesso accade, aspettiamo che qualcuno venga addentato prima di mettere mano ai provvedimenti? Ad ogni modo, nell’attesa di risposte concrete da parte degli organi competenti, dico:EVVIVA i cani ed anche i gatti, giusto per evitare che qualcuno strumentalizzi questo post e mi accusi ingiustamente di essere anti animalista.

Nella foto: "cuccio" il mio bastardino

SI PREGA DI PARLAR D’ALTRO

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  • di Marco Travaglio per l’Unità 

  • Da tre giorni, per esorcizzare il terrificante successo del V-Day parlando d’altro, la gran parte dei politici e dei giornali e tg al seguito si esercita intorno all’«attacco a Marco Biagi». Il primo a parlarne è stato Libero Mancuso, salvo poi rettificare: non gli è piaciuto un video sulla cosiddetta «legge Biagi» (scritta da Maroni, intestata da Berlusconi al giuslavorista dopo il suo assassinio, duramente contestata dal programma dell’Unione e da un libro di Grillo elogiato dal Quirinale). Ma le agenzie di stampa hanno continuato a ritmare le polemiche sugli «attacchi» o «insulti» o «offese a Biagi», anche se i loro inviati erano sul posto e potevano testimoniare che in 10 ore di V-Day nessuno ha mai citato «Marco Biagi» (il video, disponibile sul sito di Repubblica, parla della legge). Così la balla, rilanciata dall’«informazione» che dovrebbe stopparla, sèguita a rimbalzare di qua e di là. Immortale la faccia schifata di Francesco Giorgino mentre dice quattro parole di circostanza al Tg1 sull’iniziativa venturatamente riuscita, ansioso di passare al più presto alle cose serie, tipo festa dell’Udeur a Telese o forum di Cernobbio. Strepitoso Andrea Romano che ha trovato casa all’Einaudi di Berlusconi: sulla Stampa cita le solite «accuse a Biagi» e conclude che in un paese normale il V-Day «verrebbe recensito nelle pagine dello spettacolo» (infatti La Stampa ci apre la prima pagina). Memorabile il commento di Casini, per sua fortuna lontanissimo da piazza Maggiore: «Il V-Day è una cosa di cui vergognarsi: hanno attaccato Biagi, che andrebbe santificato». Ora, a parte il fatto che lui è uso santificare Dell’Utri, Andreotti e Cuffaro, in un paese serio qualcuno gli chiederebbe: scusi, Piercasinando, ci vuole gentilmente spiegare chi, quando e dove ha attaccato Biagi e, se non ce lo spiega vuole gentilmente scusarsi e vergognarsi lei? La leggenda metropolitana degli attacchi a Biagi ricorda quelle che han colpito altri due prìncipi della satira: Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi. Nel 2003, quando la Rai censura «Raiot», qualcuno tira fuori che Sabina ha attaccato la «razza ebraica» e un’antisemita non può lavorare in tv. Ma è vero l’opposto: Sabina ha detto che dire «razza ebraica» è antisemitismo, criticare Israele no. Una frase anti-antisemita. Ma la montatura serve a giustificare la censura parlando d’altro. Dieci giorni dopo l’Ansa informa (si fa per dire): «Pubblico imbarazzato al teatro Modena di Genova, dove Daniele Luttazzi, in veste di autore, ha messo in scena i suoi “Dialoghi platonici”: sotto accusa una scena in cui Andreotti, davanti al cadavere di Moro nella tristemente celebre Renault4, preso da eccitazione, lo denuda e lo sodomizza». Altra agenzia: «Luttazzi, sul palco, travestito da Andreotti fa atti osceni col cadavere di Moro». Quasi tutti i giornali riprendono la «notizia» senza verificarla. Il direttore del Tg2 tuona con un editoriale ad hoc: «La scena è una schifezza». Seguono fiumi di dichiarazioni di politici indignati, Bondi e Mastella in testa: altro che epurato, questo Luttazzi che sodomizza cadaveri sul palco non deve tornare mai più in tv. Piccolo particolare: né al teatro Modena né altrove, né Luttazzi né altri hanno mai sodomizzato nessuno, vivente né cadavere. La notizia è inventata di sana pianta. Stesso copione per Grillo: il 9 luglio, sul suo blog, riporta una falsa prima pagina dell’edizione bolognese del Corriere, fabbricata da chissà chi e circolante a Bologna, che lo ritrae in manette tra due carabinieri con un finto commento della vedova Calabresi. Grillo chiarisce che è un falso e rassicura i parenti di essere ancora a piede libero. Il 15 agosto, sulla prima pagina del Corriere, Pietro Ichino imputa a Grillo il falso d’autore e lo tratta come un mezzo terrorista: «Nel suo sito egli si è permesso di dileggiare Biagi, insieme a un’altra vittima del terrorismo, con una “versione satirica” del Corriere contenente il trafiletto che segue. Titolo: “Biagi come mio marito Calabresi: un martire”; testo: “Gemma Capra non ha dubbi: Bisogna smettere di insultare i servitori dello Stato. Altrimenti il rischio è che si ripeta quanto accaduto a suo marito Luigi Calabresi, ucciso solo per aver fatto prendere una boccata d’aria a Pinelli, o a Biagi, ammazzato solo per aver aiutato gl’imprenditori a sfruttare meglio i lavoratori”». Funziona così: uno fabbrica un falso su Grillo, Grillo lo smentisce e il Corriere lo attribuisce a Grillo. Sempre per parlar d’altro, s’intende.  

Italgest Salento d’amare “Pigliatutto”

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In un palazzetto che ha visto affluire da Casarano numerosi tifosi della Italgest Salento d’amare ( io c’ero con tutta la famiglia) la squadra del patron Ivan De Masi ha conquistato contro il solito Bologna anche la supercoppa italiana di Pallamano. Per la squadra che si allena agli ordine di Mister Barrios è stata un ‘annata eccezionale: la conquista della coppa Italia prima, lo storico “primo” scudetto ( il primo di una lunga serie!) e ieri anche la Supercoppa di lega Italiana. Non male come inizio, anche se la ciliegina sulla torta sarebbe stata la partecipazione alla Champion’s league. Pazienza, i ragazzi ce l’hanno messa tutta e allo staff dirigenziale e tecnico faccio il mio personale “in bocca al lupo” per la prossima stagione agonistica che ci vedrà senz’altro protagonisti su tutti i campi, orgogliosi di portare in giro per l’Italia i colori della Casarano sportiva, grazie soprattutto alla famiglia De Masi. Uno dei mattatori della serata è stato in neo acquisto sloveno Rok Ivancic che ha messo a segno 8 reti insieme all’altro nuovo arrivato Grinishin. Grande partita in difesa anche per “Beppe” Lovecchio, mentre per il giovanissimo Radovcic (9 reti all’attivo!) bisogna dire che non è più una promessa della pallamano internazionale ma ormai una realtà. Un saluto particolare, oltre che al capitanoTarafino, anche a  Lisicic per una pronta guarigione ( la squadra ha bisogno della sua esperienza) ed anche  a “Lubo” Kovacevic, con la speranza che torni presto “Lubo mano di pietra”. Nel Bologna si è distinto il fortissimo centrale Raupenas, autore di 7 centri.

I tabellini:

Italgest Salento d’amare Vs Bologna UTD 33 - 27 

Italgest Salento d’amare:

 Fovio, Scarpa, Buffa, Modrusan, Kovacevic 1, Lovecchio 2, Torbica 2, Baroni, Ivancic 8, Grinishin 8, Radovcic 9, Tarafino, Kammerer 3, De Nuzzo. All. Barrios

Bologna UTD:

Montalto, Di Leo, Maione 4, Majnov 4, Lumello 4, Pettinari, Raupenas 7, Sirotic, Sampaolo, Zaniboni 2, Stefan 1, Carrara 1, Ceso, Montalto 6. All. Tedesco 

La cultura dell’inganno

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Gli scandali che hanno colpito gli atenei di alcune città italiane, tra le quali il nostro capoluogo Bari, per le gravi irregolarità riscontrate agli esami di ammissione alle facoltà di Odontoiatria e Medicina ci riconducono, o meglio, ci fanno sprofondare  drammaticamente in una situazione che credevamo fosse ormai storia del passato. In Italia i concorsi continuano ad essere truccati e non ci sono controlli che tengano; a maggior ragione quando chi deve controllare, meschinamente fa parte del “gioco”. Ancor più grave è l’aspetto sociologico del fenomeno: ragazzi, futuri professionisti, che all’età di 18/19 anni, in grande stile, iniziano a prendere confidenza con la cultura dell’inganno, spinti da genitori senza scrupoli a violare le regole del sistema ed infrangere la legge, a scivolare nel baratro dell’illegalità. Tutto questo per poter aspirare ad un posto in facoltà, per poter diventare un domani dottore in medicina, costi quel che costi. Poi, se papà è già un medico affermato, allora tutto è più facile, tutto è più semplice: laurea assicurata e posto garantito. Master in America, come minimo, sempre con i “piccioli”di papà e carriera spianata. Poi perché no!, la partecipazione ad un concorso indetto “ad hoc”, assolutamente “regolare”,nello stesso ospedale dove lavora papà o mamma, oppure lo zio, anche se si tratta di pura coincidenza e null’altro, per iniziare ad esercitare la professione.  Quindi cosa vuoi che siano 8 mila euro per un paio di mesi di preparazione e 30 mila euro per avere la sicurezza matematica di poter entrare in facoltà e che tutto vada a buon fine: Ad occhio e croce, se il babbo ha anche uno studio privato ben avviato, si tratta soltanto di un mese di “sacrificio”. Ma per i figli, si sa, i sacrifici si fanno……Più che la scienza di “Ippocrate” mi sembra una casta di “ipocriti”. A chi credeva che in Italia i concorsi erano diventati una cosa seria dico questa frase in latino:”Nihil sub sole novi”, che vuol dire “nulla di nuovo sotto il sole. Una generazione va, un’altra viene, ma la terra resta sempre la stessa. Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà..

Viva l’Italia!

“SICKO” di Michael Moore

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Mi ero ripromesso che questo blog non avrebbe mai trattato argomenti politici, tantomeno “di parte”. Un’ eccezione la vorrei fare per questo post, in occasione dell’uscita nelle sale dell’ultimo film di Michael Moore «Sicko», anche se mi sembra doveroso fare una lunga precisazione. Personalmente non ho nulla contro il variegato popolo americano, viceversa condanno fermamente la politica imperialista dell’attuale amministrazione, ripudio il governo guerrafondaio di “Bush & company” e sulla pena di morte sapete già come la penso.Voglio essere sincero:Gli U.S.A. mi sono poco simpatici, anzi, vi sembrerà strano, ma credo che non ci sia una nazione senz’anima come gli States. I confini dei vari Stati sembrano siano stati tracciati da un geometra, tutti squadrati, privi di storia, di cultura, di tradizioni secolari. L’arroganza è un aspetto della loro dottrina, che vede l’interlocutore non come alleato ma come sottomesso. A dimostrazione di ciò, le inutili basi sparse per il pianeta, dopo la fine della guerra fredda, a difesa di un meno precisato nemico invisibile da combattere. La fine del 20 secolo ha visto scomparire il colonialismo, mentre si ricomponeva un nuovo impero coloniale. Nel territorio statunitense non c’è nessuna base militare straniera, mentre ci sono basi militari americane in tutto il mondo. In genere quando sei contro gli Stati Uniti, vieni etichettato come un “comunista” perché noi italiani siamo stereotipati,  maestri del ragionamento per luoghi comuni; pertanto non si può non essere comunisti se si disprezza il popolo americano. Non volendo andare troppo lontano,prendo ad esempio  quello che succede in Italia con Berlusconi: se tenti di uscire fuori dal (suo) coro e dissenti dalla sua opinione, non puoi non essere “comunista”. Per fugare anche questi dubbi vi dirò che meno simpatico e più disgusto provavo e provo tutt’ora per l’altrettanta guerrafondaia ex Unione Sovietica, oggi Russia di Putin, viceversa nazione ricca di storia ma incline all’appropriazione della sovranità altrui; governata da un ex agente del KGB, il temutissimo e spietato servizo segreto dell’ex impero sovietico che, quanto a metodi poco ortodossi per fare politica estera, ha messo in campo tutta la sua esperienza di vecchio marpione (Cecenia docet). Quindi sono contro gli imperialismi, di qualsiasi colore politico ess